Laprof non sta vivendo il suo momento migliore.
Come è noto frequenta il PAS, ha iniziato a lavorare e non ha uno straccio di au pair.
Ecco, in effetti il problema del lavoro al momento si è risolto. Lo scorso mercoledì, infatti, appena uscita da scuola, mentre ero ferma al semaforo sono stata tamponata da un baldanzoso giovanotto alla guida di un fiammante Cayenne. La mia Punto vetusta, il mio collo e una mia costola ne hanno fatto le spese.
Al momento quindi sono a casa, sofferente e gemente, ma non già dispensata dai miei doveri universitari.
In questo momento poi ho un problema particolarmente assillante; per essere esonerata dalla frequentazione di svariati corsi trasversali ho bisogno di una stampata, intestata, attestante il mio percorso SISS e soprattutto le votazioni ottenute ai tempi. Peccato che sul sito dell'Università nella pagina del mio curriculum, detti esami appaiano superati soltanto con la dicitura "idoneo".
In più debbo assolutamente produrre svariate unità didattiche nelle più differenti materie.
I miei figliuoli sono, in questo frangente, di grandissimo aiuto, aspetto a breve che un sismografo registri gli effetti della loro incessante attività (o alternativamente che la vicina Santasubito mi denunci per sopraggiunto burn out acustico).
Insomma, oggi, mentre mi deliziavo con l'onomastica Pirandelliana avevo bisogno che le tre creature, che ho incautamente generato, stessero buone, zitte e poco richiedenti.
Cosa non facile, ammetto.
Collegandomi al percorso che sta facendo la Numero Diecivirgolacinque in questo periodo (la casa, ambienti e suppellettili), ho cercato ispirazione su un sito che è sempre una bella risorsa: www.ingleseprecoce.it e, seguendo sono stata reindirizzata su un graziosissimo sito,dove ho trovato un'ancor più graziosa casetta da ritagliare e incollare.
Certo i termini non sono moltissimi ma dopo si può ampliare il gioco con mobiletti e piccoli personaggi.
Fortunatamente Leli era in vena buona e creativa per cui ha magistralmente seguito i suoi fratelli nella fase di taglio, confezionamento e gioco successivo.
La mia ex bimbastra diventa ogni giorno più in gamba!
Per chi volesse imitarci potete trovare lo schema qui
Visualizzazione post con etichetta attività in inglese. Mostra tutti i post
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domenica 26 ottobre 2014
sabato 11 ottobre 2014
Lettura in inglese.
Il post sulla lettura in francese ha avuto un grande successo, direi dunque che è ora di creare il suo omologo per l'inglese.
Come si insegna a leggere in inglese ai bambini?
La questione è molto complessa.
L'inglese, a differenza dell'italiano, non è una lingua trasparente per cui il processo di apprendimento della letto-scrittura è profondamente diverso. Non si fa l'infinita serie di sillabazioni ad esempio (anche perchè non sempre a un fonema corrisponde un suono univoco) ma neppure si può ipotizzare di partire con un metodo globale dove vengono presentate al bambino brevi frasi.
Non a caso la maggioranza dei corsi di inglese per bambini si fondano esclusivamente sulla modalità orale (L'Helen Doron non fa eccezione)
Insomma ho subito compreso di non essere minimamente in grado, non solo di definire un percorso idoneo all'apprendimento, ma neanche di aiutare e seguire il trittico una volta che tale processo si sia avviato (come faccio per il francese).
Delego quindi integralmente l'attività all'au pair.
Qui però subentrano alcuni problemi
1) Non tutte le au pair hanno conoscenze didattiche.
2)Spesso non abbiamo l'au pair
3)Spessissimo il bittico (Vic in particolare) fa ostruzionismo passivo (talora pure attivo).
Parlo di bittico non a caso, JF, stante la sua giovane età non è ancora coinvolto nelle lezioni dato che, come ho già scritto, ritengo che l'avvio alla letto - scrittura debba avvenire nella lingua madre dei bambini.
Datosi che JF vive ancora nelle felici nebbie dell'ignoranza alfabetica non è stato ancora indotto a fare la conoscenza con la fonetica inglese.
Il problema della lettura è però molto importante.
In Francia ho avuto modo di osservare che il momento in cui la figliolanza ha veramente spiccato il volo nella conoscenza linguistica e soprattutto nell'ampliamento del lessico, è stato proprio quando ha cominciato a leggere in autonomia. Gli stimoli a quel punto diventano infiniti: gli avvisi sulla spiaggia, i nomi dei prodotti nei supermercati, le insegne dei negozi,i menu ai ristoranti, i depliant informativi, le pubblicità, i fumetti...
Insomma che deve fare una disgraziata madre di famiglia a questo punto? Tra l'altro come sapete siamo in pieno punto due quindi il fardello grava unicamente sulle mie povere spalle (già provate da una supplenza in Torino centro e dall'inizio del PAS).
Al momento essenzialmente mi avvalgo di un sito meraviglioso:
http://readingeggs.co.uk/
Vi invito veramente a provarlo, potete farlo gratuitamente per due settimane.
All'inizio si può scegliere se far fare una sorta di "esame" al proprio bambino per valutare meglio le sue abilità o se iniziare da capo.
Nel nostro caso Leli ha fatto l'esamino e quindi ha completamente saltato la parte di presentazione delle singole lettere, mentre Vic ha iniziato da capo (una ripassatina comunque non gli fa male).
Il gioco era così accattivante che anche JF ha chiesto a gran voce, e ottenuto, di partecipare.
Ci sono diverse sezioni, molto interessante è quella dei libri. Come tutte le mamme sanno, il capitolo di spesa dedicato ai libri è impressionante e, oltretutto, si implementa di mese in mese. Qui invece si ha la possibilità di visionare e ascoltare dei libricini, con difficoltà e lessico adeguati al livello cui si è arrivati. Alla fine viene anche proposto un piccolo test di comprensione.
Ogni volta che si legge un libro e si passa un test si ottiene una ricompensa in uova. Onestamente non ho presente a cosa porterà il possesso di questa enorme quantità di uova ma al momento la cosa sta motivando il trittico a dismisura.
La sezione dedicata alla fonetica si articola in un percorso a tappe. Ogni suono corrisponde a una tappa. le attività proposte sono molteplici e di crescente difficoltà e, anche qui, uova a profusione.
Nella sezione matematica non sono ancora entrata, mi riservo di farlo nei prossimi giorni.
Ogni bambino ha il suo profilo ove si possono monitorare i progressi e l'età indicativa di lettura raggiunta
Il costo è abbastanza contenuto: 39 euro per un anno per il primo bambino e 19 per ogni successivo iscritto.
Come si insegna a leggere in inglese ai bambini?
La questione è molto complessa.
L'inglese, a differenza dell'italiano, non è una lingua trasparente per cui il processo di apprendimento della letto-scrittura è profondamente diverso. Non si fa l'infinita serie di sillabazioni ad esempio (anche perchè non sempre a un fonema corrisponde un suono univoco) ma neppure si può ipotizzare di partire con un metodo globale dove vengono presentate al bambino brevi frasi.
Non a caso la maggioranza dei corsi di inglese per bambini si fondano esclusivamente sulla modalità orale (L'Helen Doron non fa eccezione)
Insomma ho subito compreso di non essere minimamente in grado, non solo di definire un percorso idoneo all'apprendimento, ma neanche di aiutare e seguire il trittico una volta che tale processo si sia avviato (come faccio per il francese).
Delego quindi integralmente l'attività all'au pair.
Qui però subentrano alcuni problemi
1) Non tutte le au pair hanno conoscenze didattiche.
2)Spesso non abbiamo l'au pair
3)Spessissimo il bittico (Vic in particolare) fa ostruzionismo passivo (talora pure attivo).
Parlo di bittico non a caso, JF, stante la sua giovane età non è ancora coinvolto nelle lezioni dato che, come ho già scritto, ritengo che l'avvio alla letto - scrittura debba avvenire nella lingua madre dei bambini.
Datosi che JF vive ancora nelle felici nebbie dell'ignoranza alfabetica non è stato ancora indotto a fare la conoscenza con la fonetica inglese.
Il problema della lettura è però molto importante.
In Francia ho avuto modo di osservare che il momento in cui la figliolanza ha veramente spiccato il volo nella conoscenza linguistica e soprattutto nell'ampliamento del lessico, è stato proprio quando ha cominciato a leggere in autonomia. Gli stimoli a quel punto diventano infiniti: gli avvisi sulla spiaggia, i nomi dei prodotti nei supermercati, le insegne dei negozi,i menu ai ristoranti, i depliant informativi, le pubblicità, i fumetti...
Insomma che deve fare una disgraziata madre di famiglia a questo punto? Tra l'altro come sapete siamo in pieno punto due quindi il fardello grava unicamente sulle mie povere spalle (già provate da una supplenza in Torino centro e dall'inizio del PAS).
Al momento essenzialmente mi avvalgo di un sito meraviglioso:
http://readingeggs.co.uk/
Vi invito veramente a provarlo, potete farlo gratuitamente per due settimane.
All'inizio si può scegliere se far fare una sorta di "esame" al proprio bambino per valutare meglio le sue abilità o se iniziare da capo.
Nel nostro caso Leli ha fatto l'esamino e quindi ha completamente saltato la parte di presentazione delle singole lettere, mentre Vic ha iniziato da capo (una ripassatina comunque non gli fa male).
Il gioco era così accattivante che anche JF ha chiesto a gran voce, e ottenuto, di partecipare.
Ci sono diverse sezioni, molto interessante è quella dei libri. Come tutte le mamme sanno, il capitolo di spesa dedicato ai libri è impressionante e, oltretutto, si implementa di mese in mese. Qui invece si ha la possibilità di visionare e ascoltare dei libricini, con difficoltà e lessico adeguati al livello cui si è arrivati. Alla fine viene anche proposto un piccolo test di comprensione.
Ogni volta che si legge un libro e si passa un test si ottiene una ricompensa in uova. Onestamente non ho presente a cosa porterà il possesso di questa enorme quantità di uova ma al momento la cosa sta motivando il trittico a dismisura.
La sezione dedicata alla fonetica si articola in un percorso a tappe. Ogni suono corrisponde a una tappa. le attività proposte sono molteplici e di crescente difficoltà e, anche qui, uova a profusione.
Nella sezione matematica non sono ancora entrata, mi riservo di farlo nei prossimi giorni.
Ogni bambino ha il suo profilo ove si possono monitorare i progressi e l'età indicativa di lettura raggiunta
Il costo è abbastanza contenuto: 39 euro per un anno per il primo bambino e 19 per ogni successivo iscritto.
venerdì 10 ottobre 2014
Stickers e flashcards.
Come sanno tutte le host mum, perché la presenza dell'au pair sia proficua, è necessario acquistare qualche quintalata di materiale ludico e didattico.
Le occasioni di dialogo tra un cinquenne e una ventenne infatti non sono poi così tante, in assenza di un'attività condivisa.
Io sono quindi sempre alla ricerca di spunti utili (probabilmente il signor Amazon tiene la mia foto e soprattutto il mio numero di carta di credito tra i suoi affetti più cari).
In questo periodo poi è , per noi, essenziale ottimizzare i tempi visto che, dopo la prematura partenza della numero Dieci, non ho trovato altra soluzione che subappaltare, per sole due ore alla settimana, l'au pair in forza presso una famiglia amica.
Due ore però sono pochine e, la scarsità di tempo, rende impossibile l'interazione nelle normali attività quotidiane.
Visto che ho chiesto alla Numero Diecivirgolacinque di lavorare un pochino sulle preposizioni di luogo ho correttamente investito una decina di euro nell'acquisto di queste validissime flashcards
Il gioco con le flash cards è, per i bambini, uno dei più entusiasmanti e utili. I miei potrebbero ripeterlo migliaia di volte, senza mai stancarsi.
Queste carte sono veramente fatte bene, i disegni non lasciano adito a dubbi e la preposizione ha il giusto risalto nello spazio bianco. Sia Leli che Vic ormai le scrivono senza errori ortografici.
Per il giovanissimo Gamelli invece ho preso gli stickers Usborne.
Anche questi sono una certezza. Molto ben fatti, stimolano enormemente l'acquisizione di lessico specifico.
Questi sono la versione per bimbi piccoli quindi le didascalie sono semplici, brevi e lineari. Nella versione per "grandi" le informazioni sono più complesse e sopra ogni adesivo è scritto il nome dell'oggetto raffigurato (molto utile per mamme non propriamente madrelingua)


Come al solito mi scuso per la qualità delle foto, con il tablet non riesco a fare di meglio, temo che le mie abilità in tal senso siano molto limitate.
C`e il vantaggio che io, a differenza della maggior parte degli altri blogger, non ho assolutamente l'assillo che qualcuno possa potermi rubare le pregevolissime immagini che uso, per cui non devo affaticarmi a siglare, firmare o rendere inviolabili i prodotti del mio estro artistico.
Le occasioni di dialogo tra un cinquenne e una ventenne infatti non sono poi così tante, in assenza di un'attività condivisa.
Io sono quindi sempre alla ricerca di spunti utili (probabilmente il signor Amazon tiene la mia foto e soprattutto il mio numero di carta di credito tra i suoi affetti più cari).
In questo periodo poi è , per noi, essenziale ottimizzare i tempi visto che, dopo la prematura partenza della numero Dieci, non ho trovato altra soluzione che subappaltare, per sole due ore alla settimana, l'au pair in forza presso una famiglia amica.
Due ore però sono pochine e, la scarsità di tempo, rende impossibile l'interazione nelle normali attività quotidiane.
Visto che ho chiesto alla Numero Diecivirgolacinque di lavorare un pochino sulle preposizioni di luogo ho correttamente investito una decina di euro nell'acquisto di queste validissime flashcards
Il gioco con le flash cards è, per i bambini, uno dei più entusiasmanti e utili. I miei potrebbero ripeterlo migliaia di volte, senza mai stancarsi.
Queste carte sono veramente fatte bene, i disegni non lasciano adito a dubbi e la preposizione ha il giusto risalto nello spazio bianco. Sia Leli che Vic ormai le scrivono senza errori ortografici.
Per il giovanissimo Gamelli invece ho preso gli stickers Usborne.
Anche questi sono una certezza. Molto ben fatti, stimolano enormemente l'acquisizione di lessico specifico.
Questi sono la versione per bimbi piccoli quindi le didascalie sono semplici, brevi e lineari. Nella versione per "grandi" le informazioni sono più complesse e sopra ogni adesivo è scritto il nome dell'oggetto raffigurato (molto utile per mamme non propriamente madrelingua)


Come al solito mi scuso per la qualità delle foto, con il tablet non riesco a fare di meglio, temo che le mie abilità in tal senso siano molto limitate.
C`e il vantaggio che io, a differenza della maggior parte degli altri blogger, non ho assolutamente l'assillo che qualcuno possa potermi rubare le pregevolissime immagini che uso, per cui non devo affaticarmi a siglare, firmare o rendere inviolabili i prodotti del mio estro artistico.
mercoledì 30 luglio 2014
Ireland.
Il 13 giugno 2014 (giorno del nostro decimo anniversario di matrimonio)Leli e il Pan sono dunque partiti alla volta di Dublino.
Appena arrivati sono subito stati coinvolti in un giro di feste di compleanno (gli irlandesi sono noti per l'estensione delle famiglie, ho sentito per anni la Bri lamentarsi per essere cresciuta in una minuscola famiglia, solo due fratelli).
Pure il Pan, l'uomo meno incline alla convivialità dell'Universo, ha dovuto ammettere che gli irlandesi sono molto simpatici e ha disperatamente cercato di accaparrarsi qualche giovane elemento come futuro au pair ma ha fallito miseramente.
La ex bimbastra si è subito ambientata molto bene, già in serata scherzava e cantava con la sua nuova sister. Con Bri invece non si sbilanciava molto e rispondeva solo "Yes", "No", "I don't mind".
La sera successiva tutti in casa per il debutto dell'Italia ai mondiali e CLAMOROSO! Il Pan ha l'impressione che in famiglia si tifi Inghilterra.
Ohibò, avrà sbagliato casa? Paese? In passato ho visto la Bri tifare financo Arabia Saudita piuttosto che i vicini isolani, sarebbe una roba così contro natura, da non credere,tipo vedere un tifoso del Torino che si rallegra per uno scudetto dell'altra squadra (giusto per chiarire l'entità della cosa).
Vengo subito rassicurata dalla Bri che, a domanda diretta, mi posta su Facebook un subitaneo e chiarificatore "Are you mad?"
Ok, gli irlandesi sono ancora quelli di una volta.
Il Pan è poi ripartito il 15 per lasciare che la preadolescente si immergesse appieno nell'irish life.
Avevamo concordato che la bimbastra frequentasse la scuola, nella stessa classe di Ellie.
La St Mary National school di Garristown ha accolto quindi, con nessuna storia e pochissima burocrazia, Leli per due settimane.
La semplicità della cosa mi ha veramente impressionato (positivamente, ovvio). È bastato compilare un'agile scheda di presentazione e..stop! In Italia avrei dovuto vergare con il sangue qualche centinaio di suppliche in carta bollata (beninteso in triplice copia).
Lascio ora la parola a Leli per la descrizione del vissuto scolastico (come vedrete la rampolla ha ereditato le doti di sintesi di mammà.)
"Il primo giorno siamo andati in una sala dove era radunata tutta la scuola. Il direttore mi ha presentata a insegnanti e allievi e mi ha detto che sarei andata nella third class.
IIl mio maestro era molto simpatico, sportivo e con la cresta. Aveva venti-trent'anni. Indossava jeans a vita bassa e magliette. Mi pare che in Italia non ci siano maestri così giovani, i miei insegnanti sono sempre stati vecchiotti (so che il corpo docenti di mia figlia in questo momento ringrazia al completo, ma non posso zittire la bocca dell'innocenza).
Andavamo a scuola dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 15.00.
Ci alzavamo alle 8.00 per prepararci e fare colazione.
Per la scuola dovevamo indossare la divisa: pantaloni blu, polo azzurra e felpa blu con lo stemma della scuola. La mia divisa era di Rachel, una delle tante nipoti di Bri.
In classe facevamo lezione fino alle 11.00, poi c'era l'intervallo dove mangiavamo il pranzo in scatola. Io ero molto stupita che non ci fosse la mensa.
Avevamo venti minuti per consumare metà pranzo, poi riprendevano le lezioni e dovevamo finire i nostri lavori. Dalle 12.00 alla 1.00 avevamo un intervallo più lungo dove finivamo il pranzo e andavamo fuori a giocare.
Dopo l'intervallo facevamo sport:tennis, ginnastica, giochi con la palla. Mi piacerebbe se anche da noi ci fosse ginnastica tutti i giorni.
Dopo avevamo ancora un'ora di lezione e poi a casa.
In Irlanda danno pochi compiti durante la settimana e nessuno nei week end e nelle vacanze. Anche questa è un'abitudine che mi piacerebbe trovare in Italia.
A casa giocavo tutto il pomeriggio con le mie amiche e i loro cugini.
Questa esperienza mi è piaciuta molto, ho incontrato un sacco di gente gentile e simpatica e ho imparato a fare i loom bands.
Il prossimo anno vorrei tornarci e vorrei che Ellie venisse a trovarmi per l'estate."
Appena arrivati sono subito stati coinvolti in un giro di feste di compleanno (gli irlandesi sono noti per l'estensione delle famiglie, ho sentito per anni la Bri lamentarsi per essere cresciuta in una minuscola famiglia, solo due fratelli).
Pure il Pan, l'uomo meno incline alla convivialità dell'Universo, ha dovuto ammettere che gli irlandesi sono molto simpatici e ha disperatamente cercato di accaparrarsi qualche giovane elemento come futuro au pair ma ha fallito miseramente.
La ex bimbastra si è subito ambientata molto bene, già in serata scherzava e cantava con la sua nuova sister. Con Bri invece non si sbilanciava molto e rispondeva solo "Yes", "No", "I don't mind".
La sera successiva tutti in casa per il debutto dell'Italia ai mondiali e CLAMOROSO! Il Pan ha l'impressione che in famiglia si tifi Inghilterra.
Ohibò, avrà sbagliato casa? Paese? In passato ho visto la Bri tifare financo Arabia Saudita piuttosto che i vicini isolani, sarebbe una roba così contro natura, da non credere,tipo vedere un tifoso del Torino che si rallegra per uno scudetto dell'altra squadra (giusto per chiarire l'entità della cosa).
Vengo subito rassicurata dalla Bri che, a domanda diretta, mi posta su Facebook un subitaneo e chiarificatore "Are you mad?"
Ok, gli irlandesi sono ancora quelli di una volta.
Il Pan è poi ripartito il 15 per lasciare che la preadolescente si immergesse appieno nell'irish life.
Avevamo concordato che la bimbastra frequentasse la scuola, nella stessa classe di Ellie.
La St Mary National school di Garristown ha accolto quindi, con nessuna storia e pochissima burocrazia, Leli per due settimane.
La semplicità della cosa mi ha veramente impressionato (positivamente, ovvio). È bastato compilare un'agile scheda di presentazione e..stop! In Italia avrei dovuto vergare con il sangue qualche centinaio di suppliche in carta bollata (beninteso in triplice copia).
Lascio ora la parola a Leli per la descrizione del vissuto scolastico (come vedrete la rampolla ha ereditato le doti di sintesi di mammà.)
"Il primo giorno siamo andati in una sala dove era radunata tutta la scuola. Il direttore mi ha presentata a insegnanti e allievi e mi ha detto che sarei andata nella third class.
IIl mio maestro era molto simpatico, sportivo e con la cresta. Aveva venti-trent'anni. Indossava jeans a vita bassa e magliette. Mi pare che in Italia non ci siano maestri così giovani, i miei insegnanti sono sempre stati vecchiotti (so che il corpo docenti di mia figlia in questo momento ringrazia al completo, ma non posso zittire la bocca dell'innocenza).
Andavamo a scuola dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 15.00.
Ci alzavamo alle 8.00 per prepararci e fare colazione.
Per la scuola dovevamo indossare la divisa: pantaloni blu, polo azzurra e felpa blu con lo stemma della scuola. La mia divisa era di Rachel, una delle tante nipoti di Bri.
In classe facevamo lezione fino alle 11.00, poi c'era l'intervallo dove mangiavamo il pranzo in scatola. Io ero molto stupita che non ci fosse la mensa.
Avevamo venti minuti per consumare metà pranzo, poi riprendevano le lezioni e dovevamo finire i nostri lavori. Dalle 12.00 alla 1.00 avevamo un intervallo più lungo dove finivamo il pranzo e andavamo fuori a giocare.
Dopo l'intervallo facevamo sport:tennis, ginnastica, giochi con la palla. Mi piacerebbe se anche da noi ci fosse ginnastica tutti i giorni.
Dopo avevamo ancora un'ora di lezione e poi a casa.
In Irlanda danno pochi compiti durante la settimana e nessuno nei week end e nelle vacanze. Anche questa è un'abitudine che mi piacerebbe trovare in Italia.
A casa giocavo tutto il pomeriggio con le mie amiche e i loro cugini.
Questa esperienza mi è piaciuta molto, ho incontrato un sacco di gente gentile e simpatica e ho imparato a fare i loom bands.
Il prossimo anno vorrei tornarci e vorrei che Ellie venisse a trovarmi per l'estate."
venerdì 9 maggio 2014
E alla sera...

Vedremo se ampliare il parco titoli in seguito.
venerdì 11 aprile 2014
Junior, I love english.
Sempre alla ricerca di strumenti utili per l'apprendimento della lingua, ho pensato che Leli avrebbe potuto apprezzare una rivista per ragazzi.
La preadolescente, pure in italiano, non è una grande lettrice di libri, ahimè e va sempre obbligata caldamente invitata a dedicarsi alla lettura di romanzi e racconti. Le piacciono invece molto le pubblicazioni per ragazzi, particolarmente quelle che fanno capo al marchio Focus (ma anche, con mio sommo disdoro, gli orridi giornaletti di gossip adolescenziale).
La Numero Sette, per Natale, le aveva portato delle riviste monotematiche sugli One Direction, e le ha praticamente consumate a forza di consultarle.
Mi sono però subito scontrata con le difficoltà di spedizione e, soprattutto, con i prezzi mostruosi degli abbonamenti esteri.
Cerca e ricerca però, ho avuto la fortuna di trovare un nuovo prodotto editoriale: Junior, I love english.
La fascia di età per cui è consigliato, è quella fra gli otto e gli undici anni. Ho quindi sottoscritto l'abbonamento (49, 90 € in offerta!) e stamattina siamo stati gratificati dall'arrivo del postino con con la preziosa rivista.
L'impatto è buono, la copertina è accattivante e la grafica curata (le mie foto molto meno, lo so, ma accontentatevi)
All'interno diverse rubriche interessanti: Notizie pazze, Qual è il tuo mestiere preferito? Photo Story, british tradition, ricette.
Completano l'opera alcune pagine di fumetti, giochi di parole, modi di dire illustrati e un CD per la pronuncia.
Al momento si segnala un certo gradimento, anche se devo già evidenziare alcune criticità.
Innanzitutto il livello è, per Leli, troppo basso. Direi che il vocabolario proposto è più consono alle esigenze del Vic.
In secondo luogo non valuto positivamente il fatto che tutti i testi siano completamente tradotti in italiano, trovo che questa particolarità favorisca la "seduta" del lettore.
Belli invece i giochi e molto utile il CD.
Devo poi segnalare una cosa molto carina, Leli animata da sacro zelo ha intrattenuto, per buona parte della serata, il Vic introducendolo alla lettura della rivista.
Hanno già detto che domani si cimenteranno nella ricetta proposta (muffin alle carote).
Tutto sommato un passatempo gradevole.
La preadolescente, pure in italiano, non è una grande lettrice di libri, ahimè e va sempre
La Numero Sette, per Natale, le aveva portato delle riviste monotematiche sugli One Direction, e le ha praticamente consumate a forza di consultarle.
Mi sono però subito scontrata con le difficoltà di spedizione e, soprattutto, con i prezzi mostruosi degli abbonamenti esteri.
Cerca e ricerca però, ho avuto la fortuna di trovare un nuovo prodotto editoriale: Junior, I love english.
La fascia di età per cui è consigliato, è quella fra gli otto e gli undici anni. Ho quindi sottoscritto l'abbonamento (49, 90 € in offerta!) e stamattina siamo stati gratificati dall'arrivo del postino con con la preziosa rivista.
L'impatto è buono, la copertina è accattivante e la grafica curata (le mie foto molto meno, lo so, ma accontentatevi)
Completano l'opera alcune pagine di fumetti, giochi di parole, modi di dire illustrati e un CD per la pronuncia.
Innanzitutto il livello è, per Leli, troppo basso. Direi che il vocabolario proposto è più consono alle esigenze del Vic.
In secondo luogo non valuto positivamente il fatto che tutti i testi siano completamente tradotti in italiano, trovo che questa particolarità favorisca la "seduta" del lettore.
Belli invece i giochi e molto utile il CD.
Devo poi segnalare una cosa molto carina, Leli animata da sacro zelo ha intrattenuto, per buona parte della serata, il Vic introducendolo alla lettura della rivista.
Hanno già detto che domani si cimenteranno nella ricetta proposta (muffin alle carote).
Tutto sommato un passatempo gradevole.
sabato 22 marzo 2014
Puntelli.
Siamo ormai da tre settimane senza au pair.
Lunedì arriverà la Numero Otto (e la cosa già non parte con i migliori auspici) ma comunque l'inglese non verrà ripreso perché passiamo al francese.
In genere io scelgo au pair francofone esclusivamente per il periodo estivo, ma questa volta la mia possibilità di scelta è stata viziata da parecchi elementi estemporanei.
Insomma, visto che l'inglese è, per noi latini, di più difficile intuizione, avevo paura che il trittico perdesse tutte le acquisizioni così faticosamente raggiunti.
Ho perciò deciso di mettermi in campo. Il mio inglese è buono ma assai arrugginito, per cui non me la sento di instaurare dialoghi liberi, temo che infarcirei le conversazioni di errori più o meno marchiani, per cui preferisco evitare.
Anche questa volta però mi vengono in soccorso gli amati libri.
La routine al momento è la seguente: di ritorno da scuola i due boys si scelgono un libricino a testa, fra quelli della nostra nutrita collezione e io provvedo a leggerlo, Leli invece legge e traduce autonomamente (ovviamente con il mio supporto) un testo un pochino più impegnativo.
Al momento la scelta della preadolescente è caduta su un volumetto della serie "L'inglese in rosa", Giunti Demetra.
Trattasi di orridi romanzetti con banali storielle sentimentaleggianti, però un minimo di apporto linguistico lo garantiscono..
Ogni capitolo ha un'introduzione in italiano (utile devo ammettere, sennò la lettura sarebbe veramente troppo impegnativa e noiosa), un glossario con i termini più difficili e alcuni esercizi di comprensione.
Devo dire che la storia sembra sciapa a me, Leli la apprezza abbastanza.
Il capolavoro letterario cui ci stiamo dedicando ora si intitola: "No risk, no love" e il riassunto recita così:
Nina è pazzamente innamorata, però non si fida del tutto del tutto del suo ragazzo, Marco, che spesso non trova tempo per lei.
Solo quando la gelosia minaccerà il loro rapporto Nina capirà che a volte, per amore, è necessario correre dei rischi...
Ecco, non propriamente Shakespeare, però il suo sporco lavoro lo fa.
Alla sera, prima di andare a dormire, altro momento dedicato all'inglese.
A Londra avevo comprato un interessante Workbook della Disney: " My first 1000 words"
Le categorie sono diverse:animals, house, numbers, town, colours.
Ogni sera scegliamo quindi qualche pagina, leggiamo, indichiamo e cerchiamo di ricordare.
Ottimo esercizio per implementare il lessico (utilissimo pure per mamma).
Ecco alcuni dei nostri strumenti di lavoro:
Lunedì arriverà la Numero Otto (e la cosa già non parte con i migliori auspici) ma comunque l'inglese non verrà ripreso perché passiamo al francese.
In genere io scelgo au pair francofone esclusivamente per il periodo estivo, ma questa volta la mia possibilità di scelta è stata viziata da parecchi elementi estemporanei.
Insomma, visto che l'inglese è, per noi latini, di più difficile intuizione, avevo paura che il trittico perdesse tutte le acquisizioni così faticosamente raggiunti.
Ho perciò deciso di mettermi in campo. Il mio inglese è buono ma assai arrugginito, per cui non me la sento di instaurare dialoghi liberi, temo che infarcirei le conversazioni di errori più o meno marchiani, per cui preferisco evitare.
Anche questa volta però mi vengono in soccorso gli amati libri.
La routine al momento è la seguente: di ritorno da scuola i due boys si scelgono un libricino a testa, fra quelli della nostra nutrita collezione e io provvedo a leggerlo, Leli invece legge e traduce autonomamente (ovviamente con il mio supporto) un testo un pochino più impegnativo.
Al momento la scelta della preadolescente è caduta su un volumetto della serie "L'inglese in rosa", Giunti Demetra.
Trattasi di orridi romanzetti con banali storielle sentimentaleggianti, però un minimo di apporto linguistico lo garantiscono..
Ogni capitolo ha un'introduzione in italiano (utile devo ammettere, sennò la lettura sarebbe veramente troppo impegnativa e noiosa), un glossario con i termini più difficili e alcuni esercizi di comprensione.
Devo dire che la storia sembra sciapa a me, Leli la apprezza abbastanza.
Il capolavoro letterario cui ci stiamo dedicando ora si intitola: "No risk, no love" e il riassunto recita così:
Nina è pazzamente innamorata, però non si fida del tutto del tutto del suo ragazzo, Marco, che spesso non trova tempo per lei.
Solo quando la gelosia minaccerà il loro rapporto Nina capirà che a volte, per amore, è necessario correre dei rischi...
Ecco, non propriamente Shakespeare, però il suo sporco lavoro lo fa.
Alla sera, prima di andare a dormire, altro momento dedicato all'inglese.
A Londra avevo comprato un interessante Workbook della Disney: " My first 1000 words"
Le categorie sono diverse:animals, house, numbers, town, colours.
Ogni sera scegliamo quindi qualche pagina, leggiamo, indichiamo e cerchiamo di ricordare.
Ottimo esercizio per implementare il lessico (utilissimo pure per mamma).
Ecco alcuni dei nostri strumenti di lavoro:
martedì 21 gennaio 2014
Attività per i piccolini.
Nonostante abbia usufruito della presenza di un'au pair praticamente dalla nascita, JF è quello dei miei figli con cui la ragazza alla pari ha maggiori difficoltà nell'interazione
Al momento il mio terzogenito ha quattro anni, non sa ancora leggere, i suoi tempi di attenzione sono abbastanza limitati e ehm non è che sia un grande oratore, neanche in italiano.
Un altro problema da noi riscontrato è che spesso, la sua personalità viene completamente sovrastata da quella dei "grandi fratelli"
Per fornire anche a lui stimoli comunicazionali abbiamo quindi messo in atto le seguenti strategie.
1) Cerchiamo di offrirgli, con cadenza almeno trisettimanale, momenti in completa esclusiva con l'au pair.
2) Abbiamo comperato alcuni giocattoli che possono essere usati solo per giocare in inglese, Questi giochi devono essere vari, sufficientemente attraenti (non destinate allo scopo i giochi scartati o i regali non graditi) e devono incoraggiare l'utilizzo del linguaggio mediante la creazione di piccoli dialoghi, la classificazione di classi di oggetti e la loro collocazione spaziale.
Al momento la nostra dotazione di base si compone di:
- Arca di Noè Playmobil. Un vero e proprio investimento però ripagato dall'entusiasmo duraturo. Grazie a questo giocattolo ha imparato il nome degli animali, le relazioni di parentela, diversi termini riferibili alle relazioni spaziali come "dentro", "fuori", "davanti", "dietro", "sopra", sotto" e alcuni degli opposti più comuni.
- Una bambola di stoffa con qualche vestitino per i giochi di ruolo e per imparare a denominare indumenti e parti del corpo.
- Alcune macchinine da utilizzare su un libro percorso.
- La riproduzione di parecchi alimenti.
- Una casetta in miniatura con mobilia e famigliola occupante compresa di cane e gatto.
- La caserma dei pompieri Lego grazie alla quale ha imparato a contare in inglese (fino a cinquanta!) i colori, le relazioni temporali (prima mettiamo un mattoncino giallo e poi uno blu, mentre io metto le ruote al camion tu metti i pompieri sul tetto....) e quelle causa-effetto.
- Un puzzle di legno con varie forme geometriche da incastrare.
Ovviamente il tutto è continuamente integrato dai fantastiliardi di giochi che girano per casa.
3) La sera, prima di cena, c'è il momento della lettura dove Vic e JF scelgono un libro a testa.
Al momento il preferito di JF è un grande classico: "The Grufalo".
4) Anche JF, come i suoi fratelli, si dedica alla compilazione giornaliera di un libro pre-school: "Activity Book for children 1" della casa editrice Oxford English.
5) Ogni lunedì pomeriggio, approfittando del rientro tardivo del Vic, invitiamo quattro amichetti dell'asilo a casa nostra per poter svolgere delle attività insieme. Certo è un bel sacrificio avere cinque bambini che rotolano come biglie impazzite nel mio soggiorno ma JF ne è molto contento (e la Number Seven pure visto che riceve cinque euro per ogni bambino presente).
6) Ho provato con tutte le mie forze a mandarla alla scuola di infanzia frequentata da JF ma veramente non c'è stato verso, qui ho trovato un muro di resistenze veramente invalicabile.
7) In automobile ascoltiamo esclusivamente canzoncine in inglese.
8) Gli abbiamo stampato moltissime flash cards (animali, alimenti, veicoli, condizioni atmosferiche...) con cui si intrattiene giornalmente.
9) Cerchiamo di proporre alcune esperienze che si svolgono con le medesime modalità tutte le settimane (ad esempio tutti i giovedì la N7 gli fa il bagnetto, vanno a cercare insieme biancheria e asciugamani, fanno scorrere l'acqua, JF insapona le varie parti del corpo dicendo il loro nome in inglese, giocano a far nuotare i paciocchini (che invariabilmente affogano...)
10) Ebbene sì! Gli facciamo vedere Peppa Pig in inglese. Il povero JF è sistematicamente vessato dai fratelli che gli impongonoi cartoni animati di loro gradimento, impedendogli la visione delle avventure suine. Quando gli mettiamo su il CD quindi è così contento che non prova neanche ad articolare un timido "In italiano..."
Queste sono le idee che mi sono venute finora per dare una piccola spintarella al dialogo in lingua straniera.
Mi piacerebbe molto ricevere contributi sull'argomento da parte di altri genitori.
domenica 19 gennaio 2014
Piove...
...e anche le au pair si annoiano.
Oggi, nonostante fosse il suo giorno libero,vista la giornata uggiosa (e la mancanza di impegni più interessanti) la Number Seven si è intrattenuta con i bimbastri.
Tempo fa le avevo chiesto di insegnare loro i termini matematici nell'eventualità di una futura frequenza a una scuola di stampo anglosassone (per Leli abbiamo già un progetto in ballo per l'estate).
I giovani di casa si sono quindi messi a fare conti e conticini insieme e alla fine hanno elaborato un foglio riepilogativo con il nome di tutte le operazioni e i rispettivi segni.
Mi aveva colpito leggere che la lingua madre di una persona è quella in cui quest'individuo sogna e fa ragionamenti matematici.
Insomma, ci tenevo a posizionare anche questo tassellino (non è che mi aspetti che i bimbastri comincino a fare calcoli in inglese, ma effettivamente è un aspetto importante della lingua)
Dopo queste lunghe fatiche ci voleva un momento ludico e allora si sono dedicati a questo gioco:
Devo dire che è stato un altro ottimo acquisto, lo consiglio proprio.
Il trittico ci ha giocato disciplinatamente per tutto il pomeriggio, riuscendo a non schiamazzare, a volte anche per dieci minuti di seguito.
É' un gioco di spelling, i bambini devono comporre le parole attenendosi al tempo prestabilito (noi lo variavamo in base all'età).
Se la sabbia nella clessidra in dotazione scorre prima che abbiano finito, il turno passa all'altro giocatore (ehm fase questa non sempre incruenta).
Regali natalizi.
La Numero Sette ha portato questi due volumetti, di ritorno dall'Inghilterra, come strenna natalizia per i boys.
Sono due libri molto carini e ricchi di attività: elementi da aggiungere, differenze da trovare, labirinti, percorsi, elementi da aggiungere, disegni guidati, esercizi di spelling, piccole storie da leggere e attività creative da intraprendere.
Quello di Peppa Pig è destinato a un target più giovane e i giochi sono più semplici e immediati.
Bisogna però avere una buona conoscenza della famiglia Pig, JF ci ha spesso preso in castagna sui fondamentali (tipo gli oggetti preferiti di ogni membro familiare).
I marmocchioli ogni giorno richiedono a gran voce di poter completare qualche pagina e li vedo attentissimi durante le spiegaxioni della N7, quindi decisamente ve li consiglio.
La nostra preadolescente invece ha avuto due riviste maxiformato di gossip sugli One Direction e ha appreso alcuni termini veramente irrinunciabili.
Ehm sono consapevole del fatto che le mie foto fanno schifo e quando vedo capolavori come quelli di Catia mi vergogno profondamente.
A mia discolpa devo dire che l'ultima visita dei ladri ci ha privato delle due macchine fotografiche in dotazione alla famiglia e da allora mi tocca arrangiarmi con tablet e telefonini.
Probabilmente ci sarà un modo per fare foto migliori ma al momento lo ignoro.
mercoledì 6 novembre 2013
At school.
Da quando ospitiamo au pair anglofone ho sempre chiesto alle scuole, elementare e d'infanzia , frequentate dai bimbastri, se volevano riservare un piccolo spazio alle ragazze, per qualche ora, in modo da permettere a tutti i bambini di familiarizzare con le diverse pronunce dell'inglese.
Devo dire di aver sempre trovato molte resistenze, alla scuola d'infanzia addirittura non mi hanno mai risposto (ho poi saputo da un'altra mamma, evidentemente più addentro, che l'ipotesi non era stata neanche vagliata per non dover ampliare i termini assicurativi).
Alle elementari ci eravamo andati vicino, quando soggiornava presso di noi la ragazza sudafricana con doppio passaporto (italiano). La maestra si disse convinta che avere la cittadinanza italiana avrebbe potuto agevolare le varie pratiche burocratiche e fece domanda al dirigente scolastico. La cosa però non andò in porto. Fu praticamente l'unica esperienza negativa con un'au pair, la labile fanciulla disparve furtivamente nel cuore della notte e con lei l'opportunità per i bimbi di fare un po' di conversazione in inglese.
Questa volta, confidando nella disponibilità della Numero Sette e nel suo ottimo carattere, ho nuovamente sciorinato la proposta nel corso di un consiglio di classe.
Sono rimasta stupefatta dalle reazioni degli altri genitori, erano i primi a porre difficoltà su difficoltà: "A scuola non può entrare nessuno che non sia un insegnante" (certo, infatti noi siamo qua, incastrati in banchetti alti 80 cm in virtù dei nostri meriti accademici) "Ci vuole un'assicurazione costosissima che costerà qualche centinaio di euro (ellapeppa, non contavo di farle praticare sport aerei nel corridoio della scuola elementare Duchessa Anna D'Aosta). E se cadesse? E se si fulminasse? Se avesse un ictus, un infarto? (faccio presente che l'inglesina ha 18 anni ed è bianca, rosea e in perfetta salute).
Insomma a volte siamo i primi ad adagiarci supinamente e a cullarci nel "Non si può".
Come sapete però io sono un martello pneumatico a forma di donna per cui sono riuscita ad estorcere, al maestro di italiano e inglese della classe, il permesso di inoltrare al dirigente scolastico la richiesta per permettere alla N7 di assistere(a titolo gratuito per Domineddio!)alle lezioni in lingua inglese.
Nonostante tutti i nefasti vaticini, l'autorizzazione è arrivata e, bisogna dire, neanche in tempi lunghissimi.
La Number Seven ha pertanto iniziato la sua carriera di english teacher.
Il Vic stamattina era eccitatissimo, comntinuava a saltellare urlando "La Numero setteeeeeeeeeeeeeeee oggi verrà alla mia scuola, così pure i miei compagni impareranno l'inglese"(temo che questa affermazione, lungi dall'essere uno slancio di generosa condivisione, rivelasse un fondo di felice sadismo nel vedere pure gli altri impegnati nella faticosa attività della conversation).
Oggi quindi, nelle ore pomeridiane, la classe prima A ha potuto beneficiare di quella che è, a mio parere, una spendida opportunità.
La N7 è tornata a casa felicissima riportando l'entusiasmo e l'affetto dei piccoli.
Ha riferito di aver fatto alcuni dialoghi di saluto e presentazione e di aver letto in classe, la grande passione letteraria del Vic, una serie di libricini di Nick Sharrat in rima: "A Croc with a clock", "A giraffe in a scarf", "A bear with a pear""A Kangaroo in a canoe".
Insomma con un minimo di faccia tosta spesso si ottiene molto...
martedì 15 ottobre 2013
Activity book.
Vic sta lavorando al pomeriggio su questo delizioso libricino con la Numero Sette.
I compiti proposti sono divertenti, creativi e molto adatti per un seienne.
Le attività variano dal disegnare oggetti secondo le indicazioni della didascalia ( a big apple, a little cat, a sad boy...), all'abbinare la giusta didascalia a un'immagine data, al ricopiare parole seguendo l'esempio, a trovare oggetti con una certa iniziale, a disegnare oggetti nella posizione richiesta (Under the desk, on the table, in the cup...), a cerchiare la risposta corretta a una domanda, a colorare seguendo le istruzioni, a unire i puntini con i numeri scritti in inglese.
I libri vanno dall'uno al sei, noi abbiamo il numero due ma credo che mi procurerò l'intera serie.
venerdì 4 ottobre 2013
First readers
Oggi, in un ipermercato ho preso un piccolo libricino corredato da CD della linea First readers.
Il volumetto si intitola "Dr Daisy " ed è incentrato sulla nomenclatura delle parti del corpo.
Leggo sul retro della copertina che l'opera sarà suddivisa in due livelli: Level 1 per un priimo approccio alla lingua inglese e level 2 per l'ampliamento del vocabolario.
La storia è carina e riesce ad avere un certo filo logico nonostante l'esiguità dei termini usati.
Ai miei bimbastri è piaciuta molto (specie al Vic).
Ogni pagina è affiancata dalla traduzione in italiano. Normalmente avrei storto il naso ma devo dire che la cosa si è rivelata utile perchè così pure la Numero sette ha potuto apprendere le parti del corpo e per il trittico è stato estremamente gratificante e motivante questo scambio alla pari.
In ogni pagina è presente un piccolo riquadro con il vocabolario e vedo che questa impostazione aiuta la memorizzazione.
Al momento il CD è stato ascoltato otto (!) volte e oramai i bimbastri declamano sicuri pezzetti della storia.
mercoledì 18 settembre 2013
Corso Helen Doron.
L'esperienza ci ha insegnato che, perché il trittico acquisisca una buona conoscenza della lingua inglese, la presenza costante di un'au pair anglofona non è sufficiente.
La comunicazione infatti deve poggiare su solide basi perché non si verifichi una situazione di chiusura e rifiuto.
Se il bambino non comprende assolutamente niente sarà assolutamente demotivato e probabilmente finirà per evitare l'interazione. Molti famiglie ospitanti infatti riferiscono comportamenti di indifferenza o addirittura di agressività nei confronti delle au pair.
Il Pan ed io abbiamo quindi valutato che fosse opportuno, per integrare il lavoro fatto a casa, la frequenza di un corso di inglese.
La nostra scelta è caduta sul Learning center Helen Doron. L'approccio usato è molto giocoso e il rinforzo casalingo è garantito dalla presenza di CD con canzoncine e filastrocche da ascoltare giornalmente e da un sito dedicato con giochi e materiali di diverso tipo.
Ritengo molto positivo il fatto che il metodo si basi sulla spontaneità della comunicazione e non solo su proposte e stimoli dell'adulto.
La lezione inizia con un cartone animato molto gradevole (non uno di quei minestroni informi senza né capo né coda il cui unico scopo è presentare lessico nuovo) Fun with Flupe.
Dopo la visione del filmato l'insegnante presenta ai bambini la magic box da dove estrae oggetti di vario tipo lasciando però ai bambini la piena direzione della conversazione.
Il Vic è stato il primo ad essere iscritto a ingliss (come lo chiamava da piccolo). La scelta (ehm lo ammetto) non era stata supportata da profondi ragionamenti psico-pedagogici. Mammà stava frequentando la Siss e la famiglia Gamelli necessitava diun parcheggio un'attività stimolante in orario consono e non in capo al mondo. Le lezioni si tenevano presso l'asilo nido frequentato dal bimbastro per cui tutte le condizioni erano rispettate, Ci siamo però rapidamente resi conto di quanto fosse proficua la frequenza e abbiamo deciso di estendere anche al resto del trittico quello che consideravamo un mero ripiego. Mi aveva particolarmente colpito notare all'epoca una maggior competenza e ricchezza lessicale in Vic rispetto a Leli (che all'epoca frequentava la seconda elementare e aveva quindi all'attivo tre anni di inglese scolastico).
La prima parola in assoluto pronunciata da JF è stata "cat" (sempre speciale il mio francesino).
Il corso è inizialmente solo parlato, in età scolare viene introdotta la letto-scrittura.
La nostra scuola di riferimento è questa:http://www.lapecheronza.it/dapa/?page_id=283
nel meraviglioso asilo nido a suo tempo frequentato dai boys.
La comunicazione infatti deve poggiare su solide basi perché non si verifichi una situazione di chiusura e rifiuto.
Se il bambino non comprende assolutamente niente sarà assolutamente demotivato e probabilmente finirà per evitare l'interazione. Molti famiglie ospitanti infatti riferiscono comportamenti di indifferenza o addirittura di agressività nei confronti delle au pair.
Il Pan ed io abbiamo quindi valutato che fosse opportuno, per integrare il lavoro fatto a casa, la frequenza di un corso di inglese.
La nostra scelta è caduta sul Learning center Helen Doron. L'approccio usato è molto giocoso e il rinforzo casalingo è garantito dalla presenza di CD con canzoncine e filastrocche da ascoltare giornalmente e da un sito dedicato con giochi e materiali di diverso tipo.
Ritengo molto positivo il fatto che il metodo si basi sulla spontaneità della comunicazione e non solo su proposte e stimoli dell'adulto.
La lezione inizia con un cartone animato molto gradevole (non uno di quei minestroni informi senza né capo né coda il cui unico scopo è presentare lessico nuovo) Fun with Flupe.
Dopo la visione del filmato l'insegnante presenta ai bambini la magic box da dove estrae oggetti di vario tipo lasciando però ai bambini la piena direzione della conversazione.
Il Vic è stato il primo ad essere iscritto a ingliss (come lo chiamava da piccolo). La scelta (ehm lo ammetto) non era stata supportata da profondi ragionamenti psico-pedagogici. Mammà stava frequentando la Siss e la famiglia Gamelli necessitava di
La prima parola in assoluto pronunciata da JF è stata "cat" (sempre speciale il mio francesino).
Il corso è inizialmente solo parlato, in età scolare viene introdotta la letto-scrittura.
La nostra scuola di riferimento è questa:http://www.lapecheronza.it/dapa/?page_id=283
nel meraviglioso asilo nido a suo tempo frequentato dai boys.
L'Ape che ronza, asilo nido in Orbassano.
Piccola nota per mamme sfati e disorganizzate (non so perché ma sento di dover solidarizzare con la categoria). L'edificio è nelle immediate vicinanze del supermercato Esselunga per cui il tempo impiegato per l'erudimento della nostra adorata progenie può essere da noi utilizzato per una rapida spesa.martedì 17 settembre 2013
Nuove attività.
Settembre è, come al solito, un mese caratterizzato da una continua emorragia monetaria che sfinisce le già risicate risorse della famiglia Gamelli.
Abbiamo investito centinaia di euro in: scarpe (sette paia), zaino dei dinosauri, penne cancellabili frixion (tre confezioni doppie, a sei euro l'una), ricambi per penne frixion (due confezioni da tre), pennarelli a punta grossa (due scatole), pennarelli a punta fine (tre scatole), pastelli a cera (una scatola da 12 e una da 24), matite colorate (nella versione normal e maxi, tre scatole), acquarelli, tempere, glitter, raccoglitori ad anelli (quattro), ricambi per raccoglitori ad anelli (un metro cubo),separatori colorati per i ricambi per i raccoglitori ad anelli (due confezioni) quadernoni a righe di prima (dieci), quadernoni a righe di quinta (due), quadernoni a righe di prima (dieci), quadernoni a righe di quinta (3), cartelline rigide (due), cartelline di cartoncino (cinque), album da disegno (uno ruvido e uno liscio), copertine per quaderni di ogni tonalità cromatica, tre risme di fogli A4, una riga (40 cm), un righello, squadre (due), un compasso con rotellina centrale, sapone liquido (qualche gallone). Credo che la quantità di carta attualmente stoccata nel nostro garage, potrebbe agevolmente contenere lo slancio creativo di un ipotetico novello Stieg Larsson.
Insomma viste le finanze (e la pericolante pila di materiale vario) ho dovuto, molto a malincuore, contenermi sugli altri acquisti.
Però va detto che lo zaino dei dinosauri lo abbiamo acquistato su Amazon. La spesa minima per avere la spedizione gratuita era già stata raggiunta e sarebbe stato un vero peccato non approfittarne ( non potevo certo perdere l'occasione per risparmiare).
Insomma, lo confesso ho comperato tre libri, uno per ogni figlio.
Per JF ho scelto un delizioso volumetto corredato da stickers. Si intitola Weather and seasons ed è illustrato da Kay Widdowson.
Abbiamo investito centinaia di euro in: scarpe (sette paia), zaino dei dinosauri, penne cancellabili frixion (tre confezioni doppie, a sei euro l'una), ricambi per penne frixion (due confezioni da tre), pennarelli a punta grossa (due scatole), pennarelli a punta fine (tre scatole), pastelli a cera (una scatola da 12 e una da 24), matite colorate (nella versione normal e maxi, tre scatole), acquarelli, tempere, glitter, raccoglitori ad anelli (quattro), ricambi per raccoglitori ad anelli (un metro cubo),separatori colorati per i ricambi per i raccoglitori ad anelli (due confezioni) quadernoni a righe di prima (dieci), quadernoni a righe di quinta (due), quadernoni a righe di prima (dieci), quadernoni a righe di quinta (3), cartelline rigide (due), cartelline di cartoncino (cinque), album da disegno (uno ruvido e uno liscio), copertine per quaderni di ogni tonalità cromatica, tre risme di fogli A4, una riga (40 cm), un righello, squadre (due), un compasso con rotellina centrale, sapone liquido (qualche gallone). Credo che la quantità di carta attualmente stoccata nel nostro garage, potrebbe agevolmente contenere lo slancio creativo di un ipotetico novello Stieg Larsson.
Insomma viste le finanze (e la pericolante pila di materiale vario) ho dovuto, molto a malincuore, contenermi sugli altri acquisti.
Però va detto che lo zaino dei dinosauri lo abbiamo acquistato su Amazon. La spesa minima per avere la spedizione gratuita era già stata raggiunta e sarebbe stato un vero peccato non approfittarne ( non potevo certo perdere l'occasione per risparmiare).
Insomma, lo confesso ho comperato tre libri, uno per ogni figlio.
Per JF ho scelto un delizioso volumetto corredato da stickers. Si intitola Weather and seasons ed è illustrato da Kay Widdowson.
Il bambino deve vestire le sagome con gli abiti appropriati secondo le indicazioni che gli vengono fornite in riferimento a diverse situazioni (una giornata in spiaggia, un picnic estivo, una nevicata...).
Il Vic si è invece aggiudicato " First dot-to-dot dinosaur".
La scelta di questo volumetto è stata fatta in considerazione del fatto che coniuga egregiamente due delle principali passioni del Vic: i dinosauri e l'attività di unire i puntini.
Per Leli invece ho preso un libricino con CD della serie " Learn French with Max et Mathilde" e precisamente quello dedicato ai giorni della settimana.
Avevamo già comperato un volumetto di questa serie durante la vacanza londinese e si era rivelato uno strumento veramente prezioso. Il CD è in due lingue (inglese e francese) e aiuta la memorizzazione della corretta pronuncia nelle due lingue. E' un altro dei nostri pezzi forti durante i viaggi in automobile.
Chiaramente i libri sono utilizzati dal trittico nel complesso (tranne quello dei dinosauri che il Vic non condividerebbe per nessuna ragione al mondo).
lunedì 3 giugno 2013
Attività con l'au pair.
All'inizio della nostra avventura con l'au pair pensavo che non fosse necessario strutturare delle attività, ero convinta che bastasse la presenza e il dialogo di una persona anglofona (o francofona nella versione estiva).
In realtà ho subito realizzato che non è così.
Le ragazze sono giovani, spesso hanno poca iniziativa e nessuna esperienza di insegnamento e le occasioni di dialogo, tra una ventenne e dei bambini piccoli come i miei sono abbastanza limitate.
Sono perciò sempre alla ricerca di attività che fungano da stimolo linguistico e che generino occasione di scambio.
Oggi Leli, Vic e Janaya ad esempio si sono dati all'etichettatura
In realtà ho subito realizzato che non è così.
Le ragazze sono giovani, spesso hanno poca iniziativa e nessuna esperienza di insegnamento e le occasioni di dialogo, tra una ventenne e dei bambini piccoli come i miei sono abbastanza limitate.
Sono perciò sempre alla ricerca di attività che fungano da stimolo linguistico e che generino occasione di scambio.
Oggi Leli, Vic e Janaya ad esempio si sono dati all'etichettatura
Janaya (au pair canadese) dettava facendo lo spelling, Leli scriveva e poi lei e Vic trovavano l'oggetto ed etichettavano.
Caroline (au pair francese) ha in seguito fatto aggiungere la traduzione in francese.
Certo 'sti foglietti non sono il massimo dell'estetica ma devo dire che sono funzionali.
Stasera prima di andare a dormire hanno ripassato e i bimbastri ricordavano quasi tutti i termini
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