https://www.youtube.com/watch?v=293v-uRL6iE&feature=youtu.be
Laprof è in trepida attesa.
Nononono, nessun fagottino di felicità, nessun quadrupede (anche se, a voler ben guardare a fine settembre arriverà un nuovo micio Gamelli), nessun ritorno e nessuna partenza.
Laprof, con svariate altre migliaia di derelitti colleghi, precari come lei, alle ore 00.01 potrebbe avere un'anticipazione di futuro, praticamente un brivido di eternità.. Potrebbe, in estrema sintesi, conoscere l'ubicazione delle sue stanche membra e della sua fida valigetta porta documenti, per almeno i prossimi tre anni della sua vita.
Ebbene sì, Laprof partecipa, nientepocodimenoche al faraonico (aggettivo non casuale) piano di assunzioni derivante dalla riforma cosiddetta della Buona scuola.
A luglio ella ha dovuto indicare il suo ordine di gradimento tra cento province italiane, puntualizzando se preferisse, lei di Torino, insegnare ad Enna o Potenza.
Le province andavano inserite rigorosamente tutte, pena l'annullamento della domanda e il conseguente stallo nel limbo delle graduatorie ad esaurimento (che succederà ai temerari non presentatori della domanda? Mistero!)
Per effettuare la scelta in maniera più equilibrata e consapevole la meschina ha commesso un errore fatale: ha iniziato a visionare i forum dedicati agli insegnanti.
La calda umanità dei frequentatori l'ha subito avvinta, praticamente una rissa al giorno.
I passini contro i tieffini che non hanno esperienza. Essì ma voi del PAS non avete mai passato un numero chiuso e si sa, siete analfabeti. Tutti contro i Sissini, rei di essere in graduatoria ad esaurimento e pertanto titolari di ingiustissimi vantaggi quali la possibilità di essere spostati all'altro capo dello Stivale. Pena di morte per i docenti già di ruolo che queste rogne manco se le immaginano e non sono solidali.Tortura di stato per i non abilitati solo capaci di gufare e rammaricarsi perché l'opportunità non è loro offerta.
E noi? E voi? E quegli altri? E chi ha preso l'abilitazione all'estero? E chi ha fatto supplenze perché conosceva il preside? E chi non ha mai insegnato in questi anni? E chi ha insegnato un'altra materia? E quelli delle scuole paritarie?E i diplomati magistrali e i laureati in scienze della formazione e gli stranieri, i comunitari, gli extracomunitari, i musulmani, i crocifissi, la carta igienica mancante, il referendum e il gender.
E quelli che hanno preso l'abilitazione all'estero e mia cugina che ha solo dieci punti e sta per essere assunta e la moglie di Renzi che ha la cattedra sotto casa ed è andata all'Expo e come ha fatto ad avere i giorni durante le attività didattiche, ma no guarda che non è vero, non è entrata nel piano di assunzioni, mi ha detto mio cognato che...e ne è sicurissimo.
E chi ha la 104, chi non ce l'ha, chi ne usufruisce immeritatamente, chi usa quella del bisnonno per andare a giocare a tennis. Io ho un figlio, due figli, sei figli...Il mio è un neonato e il ruolo della mamma, del papà, dei nonni, dell'allattamento al seno, non ricominciamo con l'OMS...
Insomma un manicomio ad uso e consumo del docente confuso.
Dopo milioni di sproloqui Laprof riesce, fortunuosamente, ad individuare la nicchia ecologica di sua competenza, quella degli impavidi iscritti in Graduatoria ad esaurimento intenzionati a produrre domanda di assunzione e vi si accoda cercando lumi.
Ecco, finalmente Laprof capisce cosa prova n ipocondriaco durante la lettura dell'enciclopedia medica o l'affannosa ricerca su internet di sintomi e malattie.
Ogni precario di Italia sfodera storie tragiche e lei vi si immedesima senza indugio.
"C'è un complotto per trasferire gli insegnanti del sud a nord e quelli del nord al sud" (e subito qualcuno comincia a discettare di vaccini e scie chimiche)
"L'ipotesi più probabile è che ci mandino tutti nelle isole, l'Elba ha l'85% del personale docente precario (gulp, e io come lo pago un affitto all'Elba?)"
"Ah no, sono sicuro finirò in una scuola carceraria, mia cugina nel '77 è stata presa in ostaggio".
"La mia, nell' '84 ha avuto le quattro gomme squarciate e, ancora oggi, non sa a chi dire grazie!"
"A Limone Piemonte ci sono parecchi posti vaganti".
"Al Moncenisio pure..."
Ogni volta Laprof impallidisce e cerca costi degli affitti e itinerari in aereo, auto e treno.
Circa ogni dieci minuti il subconscio le suggerisce nuove, allarmanti visioni che comunica al Pan senza soluzione di continuità
" Mi sento Nuoro!"
"Sono convinta, sarà solo Asti"
"Certo, ad Imperia potrei sfruttare l'alloggio di famiglia"
"Perché non Alba?"
"A Campobasso e Isernia, nella mia graduatoria, sono prima"
Fortunatamente, fra pochi attimi, la prima fase di questa tortura si concluderà.
Aggiornamento delle ore 00.10
Come prevedibile tutto il sistema è bloccato
Aggiornamento delle ore 00.15
L'aspirante ha partecipato alle operazioni di assunzione della fase B ma non è stato nominato.
Ecco, ma quale umorismo malato, al ministero, ha potuto elaborare una formula così ridicolmente ingombrante?
Mi chiameranno in confessionale? Troverò una passatoia e gente acclamante al mio passaggio?
Au revoir a novembre dunque!
Si va perciò a dormire...buona fase C a tutti!
mercoledì 2 settembre 2015
domenica 10 maggio 2015
Egg Hunt!
Uno degli effetti collaterali della mia malattia è stato l' annullamento della festa del Vic, programmata per il 31 ottobre.
Il mio secondogenito, come ricorderete è nato in agosto ma ormai, da due anni, ho smesso di rallegrarmene.
Eh già, ora anche il biondino esige la sua brava festa con i compagni di classe e non gli basta più la distribuzione balneare di gelatine Carrefour.
Per la data il nostro ormai quasi ottenne si è orientato sulla ricorrenza di Halloween, in linea con il suo animo crepuscolare.
Chiaramente il mio adorato marmocchio strampaloide non accetta un tema banale e sfruttato come l'horror stantio e scimmiottato che caratterizza la festa, ma pretende che tutto sia declinato in chiave paleontologica e, soprattutto, dinosauresca (a suo dire vero ed originale leitmotiv delle celebrazioni di Ognissanti: "Mamma, nessuno è più morto di un dinosauro").
Ahimè però, quest'anno, per i ben noti problemi di salute di mammà, non è stato possibile organizzare l'agognato trattenimento (ero troppo impegnata a cercare di respirare).
Appena uscita dall'ospedale sono poi stata risucchiata nel vortice PAS per cui...ancora niente festa!
Insomma, rimanda e posponi siamo arrivati ad aprile.
A questo punto, vista la vicinanza delle feste pasquali, il tema appariva quasi obbligato. La nostra au pair canadese ha proposto, prima di reimbarcarsi su un volo diretto a Montreal, di organizzare una vera caccia alle uova.
Il Vic si è mostrato subito entusiasta per cui abbiamo accolto la mozione al volo.
Come ci ha spiegato la numero otto bis (au pair di ritorno) la tradizione canadese vuole che un gran numero di ovetti di cioccolata venga nascosto in un grande giardino e che la marmocchieria venga messa in libertà e li cerchi senza grandi sovrastrutture, genitoriali e non.
Ecco, diciamo che, nel nostro paese, la fama di originalità della famiglia Gamelli è sufficientemente consolidata senza che vi sia la necessità di trasformare venti graziosi bambinetti di seconda elementare in grufolanti segugi da trifola alla ricerca bramosa di cacao.
Abbiamo quindi optato per una sobria caccia al tesoro con indizi e bigliettini vari. L'organizzazione della vicenda, soprattutto per quel che concerne l'aspetto dinamico è stata affidata a un mio ex allievo, circostanza rischiosissima, soprattutto se si considera che, il baldo giovanotto, aveva debuttato con una bella insufficienza nella mia materia (oh non ci crede proprio nessuno che le prof, tendenzialmente, non vengono dimesse dal TSO il giorno in cui prendono servizio e quando vedono un diciannovenne piegato a panino, tipo gobbo di Notre Dame, non pensano a una lombo sciatalgia ma a un più prosaico bigliettino).
Il tardo adolescente ha però molto signorilmente messo una pietra sul passato, ha animato impeccabilmente e la festa è andata benissimo. I bimbastri hanno corso, trovato sacchettini e giocato come pazzi.
Devo segnalare un'unica criticità che, ormai da anni, ho avuto modo di osservare.
Perché le mamme sono così restie a dichiarare la partecipazione dei loro rampolli alle feste? Perché custodiscono questa notizia, ammettiamolo pure, abbastanza rilevante per la meschina organizzatrice dell'evento, con l'ermetico riserbo che dedicherebbero alle coordinate del luogo di ritrovamento del Sacro Graal? Perché, quando piombo nel gruppetto di genitrici fuori dalla scuola e domando, con il quieto garbo che mi caratterizza, se, allora, Pierino, Anna, Lavinia e Bartolomeo interverranno alla festa, vengo osservata con un misto di stupore e fastidio per l'indiscrezione della mia domanda? E perché ottengo di rimando solo risposte fumose con vaghi accenni a dentisti e partite di pallacanestro che però non è detto che pregiudichino la partecipazione, ma forse però....Perché nessuna madre sente il bisogno di sbottonarsi spontaneamente e di comunicarmi, verbalmente o tramite artifizi informatici se la loro progenie dovrà essere attesa o no?
Insomma, perché, ogni anno devo buttare nel secchio almeno un chilogrammo di torta di pasticceria o, al contrario, sciacquare i piatti di carta nella fontanella comunale perché gli invitati sono più numerosi del previsto?
Il mio secondogenito, come ricorderete è nato in agosto ma ormai, da due anni, ho smesso di rallegrarmene.
Eh già, ora anche il biondino esige la sua brava festa con i compagni di classe e non gli basta più la distribuzione balneare di gelatine Carrefour.
Per la data il nostro ormai quasi ottenne si è orientato sulla ricorrenza di Halloween, in linea con il suo animo crepuscolare.
Chiaramente il mio adorato marmocchio strampaloide non accetta un tema banale e sfruttato come l'horror stantio e scimmiottato che caratterizza la festa, ma pretende che tutto sia declinato in chiave paleontologica e, soprattutto, dinosauresca (a suo dire vero ed originale leitmotiv delle celebrazioni di Ognissanti: "Mamma, nessuno è più morto di un dinosauro").
Ahimè però, quest'anno, per i ben noti problemi di salute di mammà, non è stato possibile organizzare l'agognato trattenimento (ero troppo impegnata a cercare di respirare).
Appena uscita dall'ospedale sono poi stata risucchiata nel vortice PAS per cui...ancora niente festa!
Insomma, rimanda e posponi siamo arrivati ad aprile.
A questo punto, vista la vicinanza delle feste pasquali, il tema appariva quasi obbligato. La nostra au pair canadese ha proposto, prima di reimbarcarsi su un volo diretto a Montreal, di organizzare una vera caccia alle uova.
Il Vic si è mostrato subito entusiasta per cui abbiamo accolto la mozione al volo.
Come ci ha spiegato la numero otto bis (au pair di ritorno) la tradizione canadese vuole che un gran numero di ovetti di cioccolata venga nascosto in un grande giardino e che la marmocchieria venga messa in libertà e li cerchi senza grandi sovrastrutture, genitoriali e non.
Ecco, diciamo che, nel nostro paese, la fama di originalità della famiglia Gamelli è sufficientemente consolidata senza che vi sia la necessità di trasformare venti graziosi bambinetti di seconda elementare in grufolanti segugi da trifola alla ricerca bramosa di cacao.
Abbiamo quindi optato per una sobria caccia al tesoro con indizi e bigliettini vari. L'organizzazione della vicenda, soprattutto per quel che concerne l'aspetto dinamico è stata affidata a un mio ex allievo, circostanza rischiosissima, soprattutto se si considera che, il baldo giovanotto, aveva debuttato con una bella insufficienza nella mia materia (oh non ci crede proprio nessuno che le prof, tendenzialmente, non vengono dimesse dal TSO il giorno in cui prendono servizio e quando vedono un diciannovenne piegato a panino, tipo gobbo di Notre Dame, non pensano a una lombo sciatalgia ma a un più prosaico bigliettino).
Il tardo adolescente ha però molto signorilmente messo una pietra sul passato, ha animato impeccabilmente e la festa è andata benissimo. I bimbastri hanno corso, trovato sacchettini e giocato come pazzi.
Devo segnalare un'unica criticità che, ormai da anni, ho avuto modo di osservare.
Perché le mamme sono così restie a dichiarare la partecipazione dei loro rampolli alle feste? Perché custodiscono questa notizia, ammettiamolo pure, abbastanza rilevante per la meschina organizzatrice dell'evento, con l'ermetico riserbo che dedicherebbero alle coordinate del luogo di ritrovamento del Sacro Graal? Perché, quando piombo nel gruppetto di genitrici fuori dalla scuola e domando, con il quieto garbo che mi caratterizza, se, allora, Pierino, Anna, Lavinia e Bartolomeo interverranno alla festa, vengo osservata con un misto di stupore e fastidio per l'indiscrezione della mia domanda? E perché ottengo di rimando solo risposte fumose con vaghi accenni a dentisti e partite di pallacanestro che però non è detto che pregiudichino la partecipazione, ma forse però....Perché nessuna madre sente il bisogno di sbottonarsi spontaneamente e di comunicarmi, verbalmente o tramite artifizi informatici se la loro progenie dovrà essere attesa o no?
Insomma, perché, ogni anno devo buttare nel secchio almeno un chilogrammo di torta di pasticceria o, al contrario, sciacquare i piatti di carta nella fontanella comunale perché gli invitati sono più numerosi del previsto?
mercoledì 1 aprile 2015
I dolori della giovane prof.
In queste lunghe settimane di assenza in molti mi avete chiesto notizie e informazioni.
Grazie veramente, ho percepito un grande interessamento condito da molto affetto.
I miei lettori non sono forse moltissimi (comunque ben di più di quelli dichiarati dal Manzoni, mica cotiche) ma sono impagabili.
Mettetevi dunque comodi che la prof vi ragguaglierà sugli ultimi suoi guai.
Come sapete questo è stato l'anno del PAS. Ho già un'abilitazione ma, per avere maggiori possibilità lavorative, ho deciso di conseguirne un'altra seguendo lo speciale percorso riservato a chi si trova già dentro la scuola. In due mesi ho dovuto preparare la bellezza di quindici esami (all'università in ...ehm quattro anni moooolto abbondanti ne ho dati 20!), praticamente una full immersion letteraria e pedagogica.
I primi mesi dell'anno scolastico sono dunque passati lietamente sui sonetti del Petrarca e le loro geometrie, sulle fonti storiche, sulla lingua usata dal Verga, sulle poesie di Montale, sui passi di Metastasio, sulla Colonna infame, sulle eresie medievali e sulla didattica per competenze.
La mia assenza però non è stata solo per motivi di studio.
Qui sarà bene fare un salto indietro.
Quest'anno insegno in una scuola sita nel centro di Torino (cosa che per noi periferici è già, di per sé, sinonimo di iattura). In una bella mattinata di Ottobre (il 15 per la precisione) mentre ero ferma al semaforo rosso, da brava e rispettosa cittadina ed automobilista quale sono, un gentiluomo in Suv mi ha tamponato asfaltando la mia povera, vetusta Punto.
Dopo l'urto mi recavo celermente al pronto soccorso ove mi veniva diagnosticata una distorsione rachide cervicale, guaribile con una decina di giorni di riposo e l'onnipotente collare (fornitomi sul posto). A dirla proprio tutta vedevo sul volto di medici e paramedici, il consueto sorrisino derisorio che accompagna tipicamente le richieste dei prof (notoriamente alla perenne e affannosa ricerca di ulteriori giorni di ozio e vacanze oltre a quelli già elargiti a piene mani dall'amministrazione ).
Laprof è quindi tornata a casa contusa e parzialmente immobilizzata, ha telefonato a scuola e colleghi per ragguagliarli circa le ultime novità e si è disposta, con animo sereno e paziente, al periodo di convalescenza necessario per la sua completa guarigione.
L'evento , incredibilmente, ricadeva sotto la voce "infortunio in itinere '", circostanza che, secondo amici e colleghi, avrebbe dovuto garantirmi una Bengodi di vantaggi e risarcimenti mentre , a mio personalissimo parere, ha generato una serie di rogne e sbattimenti manco ipotizzabili (risarcimenti niet).
Dopo pochi giorni ho cominciato ad avere alcuni fastidiosi dolori al petto e un lieve affanno respiratorio.
Al nono giorno, alla visita INAIL di controllo, segnalavo questo mio malessere ottenendone in cambio oltre che i consueti sguardi di sufficienza, altri quattro giorni di riposo con vaghe allusioni a una possibile micro frattura di una costola.
Per meglio chiarire il concetto, al termine della visita, salutandomi, il solerte medico, mi intima di non sfruttare l'ulteriore periodo di convalescenza ESTORTOGLI, per lavare vetri, tende e tappezzerie dei divani (ehm caro dottore, tra l'altro, tu non sai con chi stavi parlando....)
Confortata quindi da questa ulteriore diagnosi mi riaccingo, con animo sereno e paziente a completare il mio periodo di immeritato riposo.
Peccato che, nel corso della seconda notte, mi manchi completamente il respiro e avverta dolori sempre più lancinanti al petto.
La mattina, ormai rantolante, decido di andare in ospedale.
Mi dirigo verso il San Luigi ma, all'arrivo, mi rendo conto che in alcun modo riuscirò a percorrere la lunga scalinata che mi separa dall'entrata del Pronto Soccorso (eggià, sono andata tutta sola).
Viro dunque verso l'ospedale di Rivoli, completamente in pianura e, passato il triage ed ottenuto un codice verde, aspetto la visita.
Lo scenario è quello consueto e il trattamento pure.
"Si metta lì... aspetti là... languisca un due orette qui... fissi il muro qua...."
Nelle tre ore in cui aspetto l'evolversi degli eventi mi viene pigramente fatta un esame del sangue.
Ma improvvisamente...COLPO DI SCENA!
Un urgentologo (ignoravo esistesse siffatta specialità, pare una roba da E.R o al limite una laurea di Pico De Paperis) suggerisce, per scrupolo, di fare una angioTC e la musica cambia radicalmente.
Vengo magicamente catapultata in un altro ospedale (ve lo assicuro, l'impressione è quella).
Ho medici e paramedici che piovono pure dal soffitto, tutti solerti, gentilissimi e preoccupati.
Ebbene sì, dopo il referto sono passata al codice rosso (mai provata l'ebbrezza prima).
Ho un'embolia polmonare e un principio di infarto (sempre polmonare).
Mi ricoverano prontamente ma, vista la penuria di posti in reparto, resterò ben quattro giorni spiaggiata in un'angusta saletta del Pronto Soccorso distesa su una microscopica barella (tra l'altro molto adatta per chi abbia problemi respiratori).
Dopo due settimane di ricovero con ossigeno uscirò trionfalmente, debole, assai acciaccata ma ancora viva e ruggente.
Insomma, assenza giustificata!
Grazie veramente, ho percepito un grande interessamento condito da molto affetto.
I miei lettori non sono forse moltissimi (comunque ben di più di quelli dichiarati dal Manzoni, mica cotiche) ma sono impagabili.
Mettetevi dunque comodi che la prof vi ragguaglierà sugli ultimi suoi guai.
Come sapete questo è stato l'anno del PAS. Ho già un'abilitazione ma, per avere maggiori possibilità lavorative, ho deciso di conseguirne un'altra seguendo lo speciale percorso riservato a chi si trova già dentro la scuola. In due mesi ho dovuto preparare la bellezza di quindici esami (all'università in ...ehm quattro anni moooolto abbondanti ne ho dati 20!), praticamente una full immersion letteraria e pedagogica.
I primi mesi dell'anno scolastico sono dunque passati lietamente sui sonetti del Petrarca e le loro geometrie, sulle fonti storiche, sulla lingua usata dal Verga, sulle poesie di Montale, sui passi di Metastasio, sulla Colonna infame, sulle eresie medievali e sulla didattica per competenze.
La mia assenza però non è stata solo per motivi di studio.
Qui sarà bene fare un salto indietro.
Quest'anno insegno in una scuola sita nel centro di Torino (cosa che per noi periferici è già, di per sé, sinonimo di iattura). In una bella mattinata di Ottobre (il 15 per la precisione) mentre ero ferma al semaforo rosso, da brava e rispettosa cittadina ed automobilista quale sono, un gentiluomo in Suv mi ha tamponato asfaltando la mia povera, vetusta Punto.
Dopo l'urto mi recavo celermente al pronto soccorso ove mi veniva diagnosticata una distorsione rachide cervicale, guaribile con una decina di giorni di riposo e l'onnipotente collare (fornitomi sul posto). A dirla proprio tutta vedevo sul volto di medici e paramedici, il consueto sorrisino derisorio che accompagna tipicamente le richieste dei prof (notoriamente alla perenne e affannosa ricerca di ulteriori giorni di ozio e vacanze oltre a quelli già elargiti a piene mani dall'amministrazione ).
Laprof è quindi tornata a casa contusa e parzialmente immobilizzata, ha telefonato a scuola e colleghi per ragguagliarli circa le ultime novità e si è disposta, con animo sereno e paziente, al periodo di convalescenza necessario per la sua completa guarigione.
L'evento , incredibilmente, ricadeva sotto la voce "infortunio in itinere '", circostanza che, secondo amici e colleghi, avrebbe dovuto garantirmi una Bengodi di vantaggi e risarcimenti mentre , a mio personalissimo parere, ha generato una serie di rogne e sbattimenti manco ipotizzabili (risarcimenti niet).
Dopo pochi giorni ho cominciato ad avere alcuni fastidiosi dolori al petto e un lieve affanno respiratorio.
Al nono giorno, alla visita INAIL di controllo, segnalavo questo mio malessere ottenendone in cambio oltre che i consueti sguardi di sufficienza, altri quattro giorni di riposo con vaghe allusioni a una possibile micro frattura di una costola.
Per meglio chiarire il concetto, al termine della visita, salutandomi, il solerte medico, mi intima di non sfruttare l'ulteriore periodo di convalescenza ESTORTOGLI, per lavare vetri, tende e tappezzerie dei divani (ehm caro dottore, tra l'altro, tu non sai con chi stavi parlando....)
Confortata quindi da questa ulteriore diagnosi mi riaccingo, con animo sereno e paziente a completare il mio periodo di immeritato riposo.
Peccato che, nel corso della seconda notte, mi manchi completamente il respiro e avverta dolori sempre più lancinanti al petto.
La mattina, ormai rantolante, decido di andare in ospedale.
Mi dirigo verso il San Luigi ma, all'arrivo, mi rendo conto che in alcun modo riuscirò a percorrere la lunga scalinata che mi separa dall'entrata del Pronto Soccorso (eggià, sono andata tutta sola).
Viro dunque verso l'ospedale di Rivoli, completamente in pianura e, passato il triage ed ottenuto un codice verde, aspetto la visita.
Lo scenario è quello consueto e il trattamento pure.
"Si metta lì... aspetti là... languisca un due orette qui... fissi il muro qua...."
Nelle tre ore in cui aspetto l'evolversi degli eventi mi viene pigramente fatta un esame del sangue.
Ma improvvisamente...COLPO DI SCENA!
Un urgentologo (ignoravo esistesse siffatta specialità, pare una roba da E.R o al limite una laurea di Pico De Paperis) suggerisce, per scrupolo, di fare una angioTC e la musica cambia radicalmente.
Vengo magicamente catapultata in un altro ospedale (ve lo assicuro, l'impressione è quella).
Ho medici e paramedici che piovono pure dal soffitto, tutti solerti, gentilissimi e preoccupati.
Ebbene sì, dopo il referto sono passata al codice rosso (mai provata l'ebbrezza prima).
Ho un'embolia polmonare e un principio di infarto (sempre polmonare).
Mi ricoverano prontamente ma, vista la penuria di posti in reparto, resterò ben quattro giorni spiaggiata in un'angusta saletta del Pronto Soccorso distesa su una microscopica barella (tra l'altro molto adatta per chi abbia problemi respiratori).
Dopo due settimane di ricovero con ossigeno uscirò trionfalmente, debole, assai acciaccata ma ancora viva e ruggente.
Insomma, assenza giustificata!
lunedì 8 dicembre 2014
Preparativi natalizi.
Il Natale si avvicina e in casa Gamelli fervono i preparativi.
Come da tradizione piemontese immemore l'otto dicembre è stato approntato l'albero di Natale.
Come da tradizione Gamelli l'operazione è stata preceduta da due orette abbondanti di urla belluine della coppia genitoriale che non ricordava chi e come avesse ritirato le due scatole di metallo contenenti il corredo natalizio. Quando alla fine le scatole sono state rinvenute i gamellini hanno cominciato ad addobbare con le loro manine cicciotte e lo sguardo incantato il nostro meraviglioso abete 100% plastica.
Come ogni genitore sa è questo un momento di grande commozione dove si cementano i legami familiari e si costruisce quel patrimonio di ricordi che scalderà i periodi critici e illuminerà i giorni bui.
Mentre il Pan ed io, finalmente riappacificati, facevamo queste considerazioni fisssando grati e pensosi i nostri splendidi gioielli, il malcontento ha cominciato a serpeggiare tra le truppe.
Ha iniziato Leli: "Perché bisogna mettere queste orride palline di cars? Ci sono pochissime decorazioni da femmina, odio avere due fratelli maschi."
Il Vic ha subito rilanciato: "E perché il puntale lo deve mettere JF, solo perché è il più piccolo? Non è giusto, Letizia l'ha potuto mettere ben cinque anni, anzi sei perché non penso proprio di averlo messo io a quattro mesi, e poi quando avevo due anni è nato JF che ormai lo mette da quattro anni. Insomma, io ci ho perso!"
Arginate le rivendicazioni sindacali siamo finalmente riusciti a mettere insieme l'albero, abbiamo acceso le lucine e, la sottoscritta, circondata dal magico alone intermittente è andata a preparare la cena (ehm in realtà ha messo su l'acqua e ha intimato al Pan di buttarci qualcosa dentro e si è messa a studiare letterature comparate).
Pochi istanti dopo la soffusa armonia è stata rotta da un urlo del Vic: "Mammaaaaaaaa a JF sanguina la bocca ma io non gli ho fatto niente."
In effetti il povero terzogenito aveva un rivoletto di sangue che gli colava dalle fauci e...una bella finestrella nell'arcata inferiore.
Come molti di voi rammentano sono due anni che il cinquenne deve essere sottoposto a periodiche (e costose) visite dentistiche in seguito alla morte dell'incisivo SUPERIORE (qui trovate il racconto). Ecco, non poteva cadere quello? Esaminando poi il dentino, un altro choc: è piccolissimo ma ha una radice incredibilmente lunga (scopriremo poi che la radice viene frantumata dal dente nuovo in crescita, quindi probabilmente è una cosa normale).
I due nefandi soggetti vengono torchiati e la ricostruzione dei fatti che ne emerge è la seguente: il Vic, ancora indispettito per la questione puntale voleva a tutti i costi la coperta peruviana che funge da copridivano, JF, non disposto a transigere, nel tentativo di trattenerla, l'ha afferrata con i denti e voilà...estrazione perfetta.
Il dentino ora giace nel nostro frigo, immerso nel latte per conservarlo (non so bene in vista di cosa), e JF singhiozza a gran voce che così il topino non lo troverà mai.
Mi sa che la prima telefonata di auguri la farò al dentista.
domenica 30 novembre 2014
La settimana scorsa...
Riemergo dal silenzio (un giorno vi racconterò tutto) per segnalarvi che, domenica scorsa, Letizia ha fatto la Cresima.
Alle ore 11, con la tipica espressione radiosa che solo un'adolescente può avere, (sugli adolescenti senza apostrofo non mi pronuncio ancora, ripasserò fra cinque anni) accompagnata dalla mia carissima amica Sidibì ha attraversato la navata della chiesa Santi Pietro e Andrea in compagnia di altri 27 (e sottolineo 27) compagni per ricevere il sacramento.
La chiesa è piccola e calcolando che ogni bambino portava in dote almeno una ventina di parenti si può ben immaginare in che bolgia infernale si sia trasformata la funzione.
Tra l'altro il celebrante non aveva propriamente il dono della sintesi (ha iniziato la predica domandandoci se non fossimo ansiosi di sapere cosa avesse detto al gruppo precedente).
Eh già, c'era anche un gruppo precedente. Una ventina di fortunelli è stata inserita nella celebrazione delle ore 9.00( e sottolineo 9.00).
Le povere, infelici genitrici di questo drappello, nei giorni precedenti l'evento, sono state viste aggirarsi tra le panetterie del paese a fare incetta di croissant e brioche alla crema per imbastire il rinfresco antimeridiano. L'ora della cerimonia, infatti, l'abbiamo scoperta solo nella settimana precedente (e ho appreso con viva sorpresa di far parte del gruppo "fortunato").
Questa volta il problema dell'abbigliamento troppo sfarzoso o ricco di fronzoli indubbiamente non si poneva (chi non sapesse cosa è successo il giorno della prima Comunione di Leli potrà trovarne un resoconto qui). I nostri baldi teen agers parevano usciti da una sessione di shopping al mercatino dell'esercito della salvezza. Personalmente ritengo già un grande successo essere riuscita a mandare mia figlia all'altare con un paio di scarpe non da ginnastica.
Dopo la cerimonia abbiamo fatto un rinfresco nella sala di un oratorio. Per una serie di vicissitudini non ho potuto cucinare quasi niente (giusto una torta salata per puntellare il mio orgoglio materno) ma sono stata degnamente sostituita, anzi surclassata, dalla mia amica Yle (grande risorsa le amiche sfati)
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