martedì 11 marzo 2014

Urbi et Orbi.

Nuntio vobis...
Abbiamo la Numéro Huit! E visto che, la classe non è acqua ho già pure opzionato la Numero Nove.
La ricerca, questa volta, è veramente stata estenuante: ostacoli, bidoni, presentazioni strane, veramente non mi sono fatta mancare niente.
La N8 è una ragazza franco-canadese (si passa al francese) molto giovane e, speriamo, sufficientemente motivata.
Mi sono molto piaciuti i colloqui con lei, ha fatto molte domande sulla famiglia, soprattutto sul trittico e ha chiesto ed approfondito nel dettaglio le nostre esigenze ed aspettative.
Ha chattato tanto con la Number Seven per cui spero che le sia chiaro il nostro modus vivendi e che non vi siano grosse sorprese in vista.
Il suo compito non sarà facile, la Numero Sette ha lasciato dietro di sé una scia di acuto rimpianto. I bambini chiedono giornalmente di lei.
Devo dire che invece io sono molto delusa dal suo comportamento, dopo proclami  di eterno amore e imperituro affetto,  mi ha cancellato,  credo a questo punto definitivamente, dalla lista delle sue amicizie, aspettando questa volta di essere fuori dalla portata dei miei sfoghi verbali. Questo ahimè temo che influenzerà anche le possibilità di futuri scambi con i miei figli.
La Numero Nove invece è una ragazza francese che vive in Costa Azzurra. Anche lei mi era immediatamente piaciuta ma, per motivi di studio, non poteva raggiungerci prima di aprile. La ragazza canadese poteva invece arrivare un pochino prima per cui la mia scelta è ricaduta su di lei. Dopo un iniziale momento di scontento la ragazza francese si è mostrata disponibile a cominciare da giugno per cui...fino a luglio siamo a posto!

martedì 4 marzo 2014

Notizie random dal mondo host mum.

Continua la ricerca convulsa della Numero Otto.
 Allo sconforto delle ricerche infruttuose si aggiunge un nuovo tarlo che fa vacillare la mia determinazione.
Dopo le vacanze natalizie si è  diffuso un qualche virus pernicioso e, al momento, sembra  non vi sia un'au pair che non appaia sotto l'influsso di un qualche genio maligno di cartesiana memoria.
La prima a segnalare problemi è stata Sara, una delle decane delle mamme ospitanti.
Sara ha un bambino perfettamente bilingue (italiano-inglese) e, per questioni organizzative casalinghe, richiede che la ragazza ospitata sappia cucinare un minimo.
So che molti di voi sbarreranno gli occhi e argomenteranno che, salvo casi particolari, qualunque ventenne è  potenzialmente in grado di mettere insieme una cena commestibile.
Eeeeh cari miei, io ho visto cose che voi umani...
Nel corso della mia esperienza auperistica ho avuto modo di osservare con raccapriccio: un ragout composto da hamburger schiacciato con forchetta, adagiato su letto di salsa ketchup,  il tutto diluito con acqua, bollito una mezz'oretta abbondante e sparso con mano generosa su un piatto di spaghetti (cotti una mezz'oretta pure loro), trifoglio del giardino raccolto e usato nature per un soffritto , risotto allo zafferano, conservato in frigo e successivamente stemperato nel latte al posto dei cereali, patate con buccia accompagnate con ogni genere di salsa, dolce o salata indifferentemente...
Insomma chi avesse necessità di farsi confezionare vivande sarà meglio che prima sondi le abilità culinarie dell'au pair.
Tornando a Sara, lungamente pregata dalla ragazza, aveva deciso di prorogarle il contratto fino alla primavera.
Le perplessità  della mia amica nascevano dal fatto che le sembrava che la conversazione della ragazza (non EMT ma belga ) non fosse sufficientemente stimolante per il suo piccolo e si interrogava sull'opportunità  di cambiare, scegliendo una giovane anglofona.
Sul piatto della bilancia metteva però  la correttezza della ragazza e il suo sincero affetto nei confronti del nucleo familiare, anche in vista di  nuovi assetti domestici che avrebbero reso indispensabile un maggior coinvolgimento dell'au pair nella strutturazione del menage. Insomma alla fine aveva prevalso il desiderio di stabilità e serenità ed era stata fatta un'offerta in tal senso alla ragazza (ovviamente con un non trascurabile incremento della paghetta) interrompendo la ricerca di una persona anglofona.
La giovane si era mostrata molto contenta dell'opportunità offertole.
Di ritorno dalle vacanze di Natale però il repentino cambiamento: lamentazioni giornaliere sulla nostalgia di casa, mugugni sull'aumentato impegno domestico, lagne sull'entità della paghetta concordata in precedenza.
Dopo quindici giorni l'au pair, ormai completamente immersa nello spleen più cupo e decadente ha comunicato alla famiglia attonita l'impossibilità di prorogare la sua permanenza in Italia e la ferma volontà di ritornare IMMEDIATAMENTE al natio paesello.
Il secondo caso è  quello di Anna Grazia, un'host mum di gentilezza e ospitalità senza pari. Ha permesso ai genitori e ad alcuni amici della sua au pair inglese di raggiungerla e li ha foraggiati per una decina di giorni.
E' stata ricambiata con l'incarnazione di un incubo da film horror. La gradevolissima fanciulla si chiudeva immusonita in camera sua, non partecipava ai pasti familiari, sindacava su tutte le pietanze propostole, intratteneva il bambino con il racconto dei principali pregiudizi di matrice inglese sugli italiani, non lo cambiava sostenendo che tale pratica la disgustasse, si lamentava della sua vivacità e financo delle sue lacrime in caso di caduta o contusione. Insomma un amore di ragazza.
Sempre in voga poi la categoria delle fulminee toccata e fuga.
Mara ha ospitato una sudafricana (amica di colei con cui ho lungamente colloquiato e di un'altra au pair già residente in Italia) che, il primo giorno ha dormito per rimettersi dalle fatiche del viaggio, il secondo ha lombricato per casa uscendone solo per acquistare alcuni alimenti e lasciarli nel portico (Mara ha due cani, stranamente non è  stato ritrovato neanche il sacchetto) e il terzo giorno ha annunciato la sua prossima partenza per la Polonia. Prossima nel senso che il dialogo si è svolto mentre  la giovane si dirigeva verso un taxi con due valigie in mano.
Last but not least troviamo l'indimenticabile au pair di Cristiana, fulgido esempio di creatività e savoir faire.
La storia inizia sulla pagina facebook dedicata alle famiglie alla ricerca di un au pair.
Un papà sottopone alla nostra attenzione il caso di una ragazza che, a quanto pare, non può  prolungare la sua permanenza presso la famiglia ospitante a causa dell'inaspettato licenziamento della host mum e la conseguente diminuita disponibilità economica della famiglia.
La ragazza si presenta bene e pare sinceramente dispiaciuta per le problematiche familiari.
Parecchi genitori confermano di essere stati contattati da lei e circola il suo nominativo.
Colpo di scena! L'au pair è quella in forza da Cristiana.
A una settimana dal suo arrivo sente la necessità  di cambiare aria perchè, a suo dire, in casa non ci sono regole e routines precise da rispettare,  (notare che, l'integerrima aspirante militare, si era distinta il secondo giorno di permanenza per aver dimenticato il  ragazzino a lei affidato a scuola).
Inoltre la teen ager lamenta vessazioni inaudite: le viene richiesto quasi tutti i giorni di passare l'aspirapolvere in cucina e la famiglia ospitante le propone insistentemente un soggiorno in montagna a Bormio dove, orrore, non hanno il wifi.
ARGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH




sabato 1 marzo 2014

Regali.

Oggi, comodamente se duta a casa mia, ho ricevuto un bellissimo regalo.  Busta per la prof contenente questa meraviglia:

Pure double face come potete gedere.
La prof fortunella infatti ha vinto il suo primo give away organizzato da Kate
GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!

venerdì 28 febbraio 2014

Consegnato!

Venerdì scorso abbiamo finalmente terminato i costumi per la scuola d'infanzia di Chiomonte e, nel corso dell'uscita didattica alla succitata scuola, li abbiamo consegnati.
Io non ho partecipato alla visita d'istruzione perché,  tanto per cambiare,  non c'erano fondi a sufficienza.
Le maestre comunque sono state soddisfattissime del nostro operato,  anche se hanno eccepito sulle dimensioni delle magliette, a loro parere un po' piccine.
Dire che ho preso taglia 6-8 e 10 anni, e cosa gli danno da mangiare a Chiomonte? O forse la mia esperienza di premamma mi ha definitivamente segnato e non sono più in grado di valutare le ipotetiche corrette dimensioni degli infanti?
Come potete vedere dalle foto conclusive la favola da rappresentare era Biancaneve, noi ci siamo occupati dei costumi mancanti.












mercoledì 26 febbraio 2014

Non colloquio venti.

In queste settimane ho avuto svariati colloqui, quasi nessuno merita di essere menzionato (anche perchè  siamo sempre al nulla di fatto).
Di questo però  fornirò  l'esatta trascrizione tradotta letteralmente (no, perchè  sennò  pare sia io che esageri...)
Questa aspirante au pair mi contatta su facebook, ha avuto il mio nominativo da un'altra mamma della rete host mum.
Comincia presentandosi:
"Buongiorno, A. mi ha dato il suo nominativo e mi ha detto che è  in cerca di un'au pair.
Mi chiamo G.  ho 21 anni, vengo dal Canada e abito in campagna presso una famiglia con due bambini di tre e un anno DA DUE SETTIMANE.
Tornerò  in Canada a Giugno.
Ora sono intenzionata a cambiare e cerco una famiglia con bambini più  grandi che sappiano già  parlare inglese (cara, tu saresti qui per questo, se i miei figli sapessero già  parlare inglese io questi soldi li investirei in una crociera...) "
Poi parte subito con una domanda diretta:
"Quanti anni hanno i suoi bambini?
Io rispondo che i miei figli hanno undici, sei e quattro anni e che sanno comprendere e parlare un po' di inglese. Termino con un secco "Ciao" perchè  la proposta non mi sta entusiasmando e se il buongiorno si vede dal mattino...
Imperterrita la fanciulla va avanti (senza porsi minimamente il problema di una mia eventuale non aderenza ai suoi progetti):
"Quanto offrite come paga settimanale? Quante saranno le mie ore settimanali? Avrò  il week end libero? "
Ehm tesoro, per quel che mi concerne tu avrai il prossimo lustro libero...
Decido a questo punto (senza rispondere alle domande) di chiederle se ha già  comunicato la sua risoluzione alla famiglia .
Risposta:
"Lo farò  appena sarò  sicura al 100% di aver trovato un posto dove andare..."
Apperò...
Prosegue:
"I suoi bambini sono maschi o femmine? Riceverò  un telefono cellulare? Mi darebbe il suo indirizzo in modo che possa cercarlo su Google maps?"
Stremata le fornisco il nome del paese dove abitiamo (l'indirizzo mi pare eccessivo) e le dico che normalmente forniamo all'au pair un cellulare italiano con sopra cinque euro di carica che devono bastare per tutto il periodo (sottinteso: qualora non bastassero caricherai tu).
Il giorno dopo il messaggio è scarno:
"Ho visto Rivalta sulla mappa, quanto dista da Torino? "
Argh...e almeno il calcolo del percorso fattelo da sola!
Subito dopo però  mi mette perentoriamente a parte delle sue valutazioni:
"Penso che cercherò  qualcosa in Torino centro"
Sento rimbombare nelle mie orecchie Vasco: "Ma brava fai cosìiiiiiiii!
A onor del vero devo dire che termina con un educato "Grazie"
Come vedete il mio parere non è  mai stato richiesto o sollecitato in alcun modo.