mercoledì 26 febbraio 2014

Non colloquio venti.

In queste settimane ho avuto svariati colloqui, quasi nessuno merita di essere menzionato (anche perchè  siamo sempre al nulla di fatto).
Di questo però  fornirò  l'esatta trascrizione tradotta letteralmente (no, perchè  sennò  pare sia io che esageri...)
Questa aspirante au pair mi contatta su facebook, ha avuto il mio nominativo da un'altra mamma della rete host mum.
Comincia presentandosi:
"Buongiorno, A. mi ha dato il suo nominativo e mi ha detto che è  in cerca di un'au pair.
Mi chiamo G.  ho 21 anni, vengo dal Canada e abito in campagna presso una famiglia con due bambini di tre e un anno DA DUE SETTIMANE.
Tornerò  in Canada a Giugno.
Ora sono intenzionata a cambiare e cerco una famiglia con bambini più  grandi che sappiano già  parlare inglese (cara, tu saresti qui per questo, se i miei figli sapessero già  parlare inglese io questi soldi li investirei in una crociera...) "
Poi parte subito con una domanda diretta:
"Quanti anni hanno i suoi bambini?
Io rispondo che i miei figli hanno undici, sei e quattro anni e che sanno comprendere e parlare un po' di inglese. Termino con un secco "Ciao" perchè  la proposta non mi sta entusiasmando e se il buongiorno si vede dal mattino...
Imperterrita la fanciulla va avanti (senza porsi minimamente il problema di una mia eventuale non aderenza ai suoi progetti):
"Quanto offrite come paga settimanale? Quante saranno le mie ore settimanali? Avrò  il week end libero? "
Ehm tesoro, per quel che mi concerne tu avrai il prossimo lustro libero...
Decido a questo punto (senza rispondere alle domande) di chiederle se ha già  comunicato la sua risoluzione alla famiglia .
Risposta:
"Lo farò  appena sarò  sicura al 100% di aver trovato un posto dove andare..."
Apperò...
Prosegue:
"I suoi bambini sono maschi o femmine? Riceverò  un telefono cellulare? Mi darebbe il suo indirizzo in modo che possa cercarlo su Google maps?"
Stremata le fornisco il nome del paese dove abitiamo (l'indirizzo mi pare eccessivo) e le dico che normalmente forniamo all'au pair un cellulare italiano con sopra cinque euro di carica che devono bastare per tutto il periodo (sottinteso: qualora non bastassero caricherai tu).
Il giorno dopo il messaggio è scarno:
"Ho visto Rivalta sulla mappa, quanto dista da Torino? "
Argh...e almeno il calcolo del percorso fattelo da sola!
Subito dopo però  mi mette perentoriamente a parte delle sue valutazioni:
"Penso che cercherò  qualcosa in Torino centro"
Sento rimbombare nelle mie orecchie Vasco: "Ma brava fai cosìiiiiiiii!
A onor del vero devo dire che termina con un educato "Grazie"
Come vedete il mio parere non è  mai stato richiesto o sollecitato in alcun modo.


6 commenti:

  1. Dovevi dirle che potevi darle anche un rene, quello che ti "preleverà" la nr7 prima di partire....

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  2. forse una studentessa straniera che vuole trasferirsi a Torino... farebbe più al caso tuo......certo che la ricerca sta diventando una telenovela...e mi spiace per quanto i tuoi resoconti mi facciano ridere a crepapelle...

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    1. Le studentesse non possono garantire l'impegno pomeridiano di un'au pair. Il prossimo anno però sto proprio valutando la tua idea (quest'anno no, un'altra figlia sarebbe proprio la goccia che mi spedirebbe al manicomio per direttissima...)

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  3. ...ha fatto tutto da sola... fenomeno!

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  4. Che pazienza che ci vuole Carla...

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